La pace si costruisce con la pace — Antologia Ricordando Salem, la dimora del pane
di Fortunato Frezza
Quando, in una loro antica apparizione, gli angeli del cielo portarono la pace sulla terra, sembrò che l’umanità avesse trovato il segreto della felicità, l’eliminazione delle inimicizie, una nuova prosperità diffusa e condivisa. Lo splendore della luce sfolgorò su cose, animali e persone, come per prendere stabile dimora tra gli uomini, illuminati da una gloria non più nascosta, divenuti improvvisamente creature amate da Dio in modo irreversibile. La terra, espressamente il lembo di terra che quella volta gli angeli scelsero, fu inondata di gloria celeste, e Betlemme, la così piccola casa del pane, poté accogliere soltanto in una sua grotta la sorgente di quello splendore e di quella pace.
Luce e pace avvolsero la terra, come in un impasto che mani notturne di angeli ammassarono in quella regione, Giudea di deserti e di regni, inospitale e sacra, con Salem dimora del re di pace, che offre pane e vino e benedizione (Genesi 14, 18-20).
In questa sinergia di pace e benedizione s’instaurò un dinamismo di approdo a una relazione di promessa e di alleanza: «In quel giorno il Signore concluse questa alleanza con Abramo: “Alla tua discendenza io do questa terra”» (Genesi 15, 18) con Gerusalemme, sacra città della pace, destinataria di aneliti e cori di salmi: pace sia alle sue mura, ai suoi baluardi (Salmo 122, 6-9). Terra e pace sembra ai tanti un binomio non memorizzabile, né in superficie quaggiù, né lassù negli spazi planetari, se è vero che si possono portare armi anche nel cosmo. Invece binomio talmente asserito da sembrare perfino innato, anche in letteratura, è guerra e pace, due contrari spesso ritenuti supinamente necessari l’uno all’altro, come se uno non possa esistere senza l’altro. Invece sono reciproca- mente esclusivi, uno scaccia l’altro.
È vero però che non si nasce guerrieri e chi fa guerra la vuole o la inventa, per poi finire nel vicolo cieco del non sapere come tornare indietro. Si nasce per amore. La pace è autonoma, ha la sua sovranità, perché è prima della guerra ed è postuma a essa. È cosa molto buona che gli esseri umani vivano l’uno per l’altro (Genesi 1, 31). Il binomio primordiale sta nella beatitudine dei miti e dei pacifici, che possederanno la terra (Matteo 5, 5.9). La mitezza genera pace e innocenti, la guerra produce martiri. Il loro sangue si sparge sulla terra e così anche la terra non è più la stessa. Più che la guerra, è il sangue dei miti e dei pacifici che trasforma la terra.