Le cinque porte dello Spirito

I cinque capitoli del libro, dedicati ai cinque sensi, sono caratterizzati dal termine porta: gli occhi sono la porta della luce, gli orecchi la porta della voce, l’olfatto dell’odore, il gusto del sapore e, infine, il tatto la porta del contatto. L’immagine della porta, ripresa dall’Itinerario della mente in Dio, mostra con efficacia la funzione principale dei sensi: importare ciò che sta fuori, ed esportare ciò che vive dentro. Così la creatura umana si rivela come capace di un dialogo permanente svolto attraverso le cinque lingue parlate dai cinque sensi.
Poliglotta fin dalla nascita, la persona parla la lingua dei colori, dei suoni, degli odori, dei gusti, dei contatti e ogni linguaggio costituisce una vera e propria scienza.
A partire dall’esplorazione del senso fisico, ogni capitolo prosegue evidenziando i legami delle cinque porte con la psiche, le emozioni, i sentimenti dell’essere umano, fino a delineare l’esperienza spirituale che ciascun senso ricava dal contatto con Dio.
La famiglia francescana, insieme a numerose istituzioni accademiche e culturali, si accingono a celebrare il 750° anniversario della morte del grande maestro francescano (1274-2024). In questo saggio l’autore affronta un argomento che, finora, non è stato trattato in modo approfondito: l’utilizzo del Cantico dei Cantici nelle opere di Bonaventura, a cominciare dalla sua attività come baccelliere biblico a Parigi fino all’epilogo della sua produzione magisteriale (Collationes in Exaëmeron). Il contesto dell’indagine è costituito

Il “nascondimento di Dio” è la molla che spinge i pensatori medievali a ricercarlo nella Scrittura, nel simbolismo della natura, nella forza speculativa della razionalità umana. L’autore, a partire dall’analisi di autori significativi (Tommaso d’Aquino, Bonaventura, Duns Scoto…) evidenzia come per l’elaborazione della teologia razionale del Medioevo sia stato determinante il confronto critico con le categorie del pensiero filosofico greco, platonico e aristotelico.
L’intera opera di san Bonaventura (1217-1274) può essere colta come un Itinerarium che conduce ad un pensiero più profondo e più aperto, più ricco e responsabile nei confronti dell’opera di Dio che l’uomo può cogliere nella creazione e nella redenzione.